|
dati
tecnici
|
|
|
genere
|
audiovisivo
|
|
durata
proiezione
|
9'
30"
|
|
numero
proiettori
|
2
|
|
numero
immagini
|
97
|
|
autore
|
Francesca
Gernetti
|
|
titolo
. |
Il
pontile (emozioni
e ricordi di una turista a Capo Verde)
|
| testo | Francesca Gernetti |
|
voce
narrante
|
Milena
Foresti
|
|
musica
. . . |
Bau, Situaçôes triangulares
Humbertona & Piuna, Miss Perfumado |
|
anno
presentazione
|
2002
|








(il testo seguente è sincronizzato con immagini e musica)
Sulle note di una chitarra capoverdiana [2] - sonora compagna delle melodie che risuonano da un'isola all'altra di quell'arcipelago sparso in mezzo all'Atlantico - voglio raccontarvi una piccola storia di vita quotidiana sull'isola di Sal che, almeno ai miei occhi di turista curiosa, è sembrata una specie di rituale collettivo, uguale ma sempre diverso giorno dopo giorno, probabilmente tutti i giorni dell'anno, anche quelli che dell'inverno hanno solo il nome
>>
>>
>>
Fin dalla prima mattina di quella mia troppo breve vacanza ho notato, sulla spiaggia di Santa Maria, un lungo pontile [3]: una striscia di legno marrone disegnata tra l'abbagliante biancore della spiaggia e la trasparenza turchese del mare, sullo sfondo di un cielo terso in cui girovaghe nuvole bianche galleggiavano velocemente, sospinte dagli alisei.
Era un tipico paesaggio da cartolina, con quel sole che sembra non tramontare mai e quei contrasti di colori che rappresentano l'ideale europeo di località tropicale Ma in quella cartolina c'era qualcosa di molto più affascinante, almeno per me... La gente.
>>
>>
E così sono stata per ore ogni giorno ad osservarli uno ad uno e poi tutti insieme e poi ancora uno per uno, chi intento a lavorare, chi a curiosare, chi semplicemente a passare un po' della propria vita [4] intorno a quel pontile di legno sgretolato dal sole e dal mare, fatto di travi inchiodate alla bell'e meglio l'una accanto all'altra, alcune nuove, altre ormai scure per il tempo e l'uso, in molti punti pericolosamente spezzate e mai riparate.
La prima volta che ho camminato su quelle travi sconnesse tutto mi è sembrato come sospeso nel tempo, in attesa di qualcosa che ancora non sapevo decifrare.
>>
>>
Qua e là c'erano delle carriole, alcune nuove, altre arrugginite dal tempo, e un po' ovunque erano sparsi dei pesci pescati e sezionati che sembravano esser stati dimenticati lì da qualche pescatore: grigie murene dal muso aguzzo ordinatamente allungate l'una accanto all'altra [5], quasi mimetizzate sulle assi del pontile se non fosse per quelle carni bianche che gli arpioni avevano arrossato di sangue; pesci spada che puntavano verso il cielo la loro arma acuminata [6]; turgidi tonnetti da cui qualcuno aveva staccato la testa lasciando che il sangue tingesse di sé quelle vecchie assi [7], alcuni allineati come in esposizione, altri messi da parte, pronti per esser portati via, loro o le loro teste
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
E ovunque c'erano capannelli di persone che null'altro sembravano aver da fare per tutta la giornata, se non stare lì su quel pontile
>>
All'improvviso quella calma irreale si è tramutata in una chiassosa eccitazione: dal largo di quel mare così azzurro stava arrivando una barca di pescatori carica di un nuovo bottino [8].
>>
>>
>>
In pochi attimi tutti si sono spostati al limite di quelle assi sconnesse, per aiutare i nuovi arrivati chi con le funi [9], chi con gli arpioni [10], e portare sul pontile i frutti di un'altra notte passata in quel mare così pescoso.
>>
>>
>>
>>
>>
>>
Sono
rimasta per ore ogni giorno su quel pontile, in attesa anch'io dell'arrivo
di altre barche e di altri pesci, affascinata dal vivace brusio di quelle
voci creole che interpretavo non dalle parole ma dai gesti cui si accompagnavano
[11], felice per la tacita, affabile accoglienza che quei visi così
neri dimostravano a me, turista così bianca, permettendomi di ritrarli
nelle loro placide consuetudini marinare.
>>
>>
>>
>>
C'era chi preparava nuove esche con i pesci più piccoli e chi dimostrava la propria abilità nel mettere a nudo le candide carni della murena [12], commentando con gli amici la pesca odierna o mostrando ai bambini l'arte che di lì a qualche anno avrebbero messo in pratica.
>>
>>
>>
>>
>>
C'era chi, tranquillamente accosciato, squamava con gesti sapienti la pelle rossissima della garoupa [13], pregustandone il dolce sapore più delicato di quello dell'aragosta.
>>
>>
>>
>>
>>
>>
C'era chi forzava il collo a un pesce spada [14], chi sradicava la testa a un tonnetto e chi lo ripuliva dalle interiora per poi farle scivolare sotto, nel turchese del mare, nuovo cibo per nuovi pesci da pescare.
>>
>>
>>
>>
>>
>>
Le
teste mozzate dei tonnetti venivano accuratamente divise a metà e nemmeno
le donne si sottraevano a quel lavoro [15] che richiede una notevole pressione
sulla lama del coltello.
Tutto si svolgeva sempre sotto decine di sguardi, ogni giorno, su quel pontile che negli anni deve aver visto mille e mille volte gli stessi gesti [16] e che a me li rendeva ogni giorno più familiari e comprensibili.
>>
>>
>>
Il mare di Capo Verde è uno dei più pescosi e su ogni isola dell'arcipelago offre scene simili di pesci e di pescatori.
Io ne ho viste tante, non solo su quel pontile, ma anche in altri approdi: barche colorate gettare finalmente le funi a riva e vecchie ceste piene di pesci variopinti [17], uomini intenti ad aprire le lunghe murene e persino pescatori così fieri del proprio pescato da mettersi in posa con quei trofei marini.
A qualcuno è anche capitato di trovare nelle proprie reti un piccolo squalo, uno di quelli che, cresciuti, negano il ritorno ai pescatori solitari.
>>
Ma fra tutti gli approdi era sempre il pontile di Santa Maria quello che più mi affascinava, anche perché lì potevo comprendere altri gesti quotidiani.
I
bambini, per esempio, si divertivano a catapultarsi dalle sue travi nel mare
turchese, oppure a passare dall'una all'altra delle barche che vi erano ancorate
attorno, facendo indiavolare un grosso cane nero che per ore e ore abbaiava
nell'acqua senza mai riuscire a mettersi con loro all'asciutto.
Nella semplice, spensierata vita di quei bambini i cani sono una presenza costante [18]. Ogni giorno li portano al mare con sé e li sottopongono a giocosi rituali di pulizia alternando le sabbiature ai bagni salati.
>>
Altri invece giocano a scivolare sul frangersi delle onde con le loro sottili tavolette oppure chiedono di farsi fotografare insieme ai turisti, mentre le bimbe offrono loro conchiglie appena raccolte o sbocconcellano con calma una frugale merenda [19], si mettono in posa per farsi fotografare con l'amichetta del cuore o sorridono con un po' di ritrosia davanti all'obiettivo.
>>
>>
>>
>>
Le ragazze più grandi, intanto, proteggono dal sole le sorelline nate da poco (o si tratta forse di mamme-bambine?) oppure si dedicano alla pesca con la lenza dalla propria barca, mozzando coi denti i pesci più piccoli appena pescati per farne nuove esche [20].
>>
>>
Ogni giorno, tuttavia, viene l'ora di togliersi la sabbia dai piedi [21] e di lasciare il pontile, ma solo fino all'indomani.
>>
Qualcuno si porta a casa una carriolata di pesce, altri, non ancora sazi del mare, si soffermano per commentare le dimensioni di un tonno [22].
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>>
Chi
non si trattiene al circolo nautico, si riunisce con gli amici per una partita
a carte, mentre le donne si dedicano ad attività femminili: cucire,
andare dal parrucchiere o fare le treccine ai capelli nel fresco del proprio
cortile [23].
Intanto i bambini si sfidano attorno a un vecchio calciobalilla, o sognano che una carriola sia una grande automobile, un albero invece il pennone di una nave [24].
>>
>>
>>
Chi proprio non sa cosa fare, siede per la strada, aspettando l'arrivo della sera [25] che precede l'alba di un nuovo giorno, da vivere ancora una volta su quel pontile proteso nel blu dell'oceano.
















