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dati
tecnici
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genere
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audiovisivo
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durata
proiezione
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11'
30"
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numero
proiettori
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2
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numero
immagini
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130
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autore
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Francesca
Gernetti
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titolo
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Viaggio
nei colori
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testo
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Francesca
Gernetti
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voce
narrante
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Milena
Foresti
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musica
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Mc Sultan, Der Bauch
Cheikha Rimitti, Nakhla |
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anno
presentazione
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2002
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(il testo seguente è sincronizzato con immagini e musica)
Forse la mia resterà pur sempre una valigia da turista, non una valigia da viaggiatore, come quei vecchi bagagli di cuoio [2] che hanno accompagnato tanti curiosi del mondo nelle loro avventurose peregrinazioni.
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Forse io stessa resterò pur sempre una turista [3], non una viaggiatrice. Io non ho eletto il viaggio a condizione esistenziale permanente, ma ne faccio solo una breve parentesi nel vivere quotidiano.
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Eppure mi basta vedere una mappa [4] per cominciare a studiarla appassionatamente e a progettare qualche nuovo, forse impossibile viaggio, cercando ogni volta di figurarmi luoghi e persone [5].
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Poi,
quando uno di questi viaggi tanto immaginati diviene finalmente realtà
[6],
non è l'elemento esotico o pittoresco ad attrarmi, né il gusto
per il paesaggio incantato o l'architettura tipica.
Ciò che mi affascina davvero è il confronto con gli uomini di
un'altra cultura, l'incontro con modi di vita, abitudini, tradizioni che ogni
volta spero il più possibile diversi da quanto già conosco
[7].
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In
questo io credo di essere una viaggiatrice e così è stato anche
per il nord del Marocco
[8].
Ancora una volta tutto era iniziato da un viaggio dell'immaginazione, dalle
fantasie che andavo costruendo su vecchie fotografie e antichi dipinti
[9] e
soprattutto sulle molte letture dei resoconti di viaggio in Marocco scritti
negli ultimi cent'anni.
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Attraverso quelle parole e quelle immagini scoprivo un mondo unico, mussulmano eppure affacciato sulla nostra civiltà [10], un lembo di terra che non è ancora Africa ma non è già più Europa, un angolo di Maghreb che natura e storia hanno voluto diverso per molti aspetti persino dal resto dello stesso Marocco.
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E soprattutto mi figuravo la mitica Tangeri, la città dalle due anime, quella araba - con le straducole della medina avviluppate attorno alla casba dalle porte ogivali - e quella cosmopolita - con i quartieri costruiti all'europea [11] e le insegne multilingue dei negozi.
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Intanto
mi domandavo quanto di quel mondo avrei trovato intatto così tanti
anni dopo quei viaggiatori e quanto invece sarebbe stato ai miei occhi nuovo
o almeno diverso.
Finalmente un giorno il viaggio dell'immaginazione lasciò il posto
al viaggio in luoghi reali
[12].
E trovai risposta a quella domanda.
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Al primo sguardo ebbi una sorpesa. Anche lì era arrivato il nuovo millennio, l'era della tecnologia e della comunicazione [13]. Tuttavia se gli uomini e i loro modi di vita fossero ovunque gli stessi, non avrebbe neppure senso spostarsi da un luogo all'altro. E io non ero certo arrivata fin lì per ritrovare gli stessi segni della nostra modernità.
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Perciò mi guardai ancora attorno. E fu l'incanto. Frammenti di letture e di dipinti si mescolavano alle impressioni dei luoghi, rivelandomi scenari già visti e già amati da tutti quei viaggiatori, come se il tempo fosse trascorso immutato [14].
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Ma l'emozione più grande fu per me provare il loro stesso incantato stupore di fronte all'intensità della luce [15] e alla moltitudine di colori che solo la notte cela per qualche ora alla vista.
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Dai
primi bagliori dell'alba fino agli ultimi riverberi del crepuscolo, tutto
è inondato di una luce che inebria la vista e ovunque si volga lo sguardo,
la luce sembra avere una dimensione tangibile
[16].
Ecco la limpida solarità che si diffonde sui grappoli di case, sulle
coste odorose di vegetazione, sui due mari che fondono le proprie acque in
un unico blu con il cielo.
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Ecco l'abbaglio improvviso di un raggio di sole che si intrufola tra gli ombrosi vicoli di una medina [17].
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Ed ecco le mille forme che la luce plasma riflettendosi sui colori di uomini e cose: qui, nella concitata animazione di un mercato, le generose silhouettes delle donne si confondono con le macchie di colore dei frutti e delle spezie [18], del vasellame e dei tessuti esposti in attesa di qualche compratore; lì, segreta bellezza di tortuose stradicciole arabe, i muri di un candore niveo si adornano di porte e finestre dipinte d'azzurro o di verde [19], le fontane e i minareti si vestono di maioliche policrome.
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Credo
di aver visto tutti i colori del Marocco spagnolo e so che sono stati proprio
quei colori a farmi immergere nel mondo che andavo visitando.
Attraverso i colori ho osservato gesti quotidiani e atteggiamenti
[20],
ho compreso il significato delle diverse fogge degli abiti
[21],
ho conosciuto le usanze e intuito gli affetti
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I colori mi hanno persino avvicinato all'anima di quei marocchini [22] sospesi tra passato e futuro, tra Maghreb ed Europa, svelandomi i loro sogni rivolti verso quelle montagne bluastre che ad ogni tramonto si disegnano dall'altra parte dello stretto.
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I colori sono stati la mia guida. Ed ora che sto compiendo un terzo viaggio, quello della memoria, sono ancora i colori che sollecitano la mia mente, affollandosi uno dopo l'altro in un flusso continuo di immagini [23], così intense e vive [24] che mi sembra ancora d'averle dinanzi agli occhi


























