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dati
tecnici
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titolo
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Ferri
battuti bustesi.
Tre secoli tra arte e artigianato |
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testo
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Augusto
Spada
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fotografie
a colori
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Augusto
Spada
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fotografie
in B/N
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Soci
CFB:
Alberto Bastianon Ivano Bernardi Daniela Bianchi Gigi Borsani Sergio Cosmai Gerardo Lanzilotti Elisabetta Martignoni Fabio Nizzero Silvio Palumbo Giorgio Sommaruga Andrea Tosi Salvatore Vita |
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patrocinio
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Comune
di Busto Arsizio
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anno
pubblicazione
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1995
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Una tradizione antichissima lega Busto Arsizio alla lavorazione del ferro: pare si possa risalire fino al Medioevo. Tuttavia occorre arrivare fino al Seicento per poter iniziare a raccontare una storia del ferro come elemento decorativo degli edifici cittadini, sotto forma di cancelli, inferriate, balaustre o lampioni.
Un patrimonio mai sufficientemente conosciuto e valorizzato fino al 1994, quando l'Amministrazione Comunale cittadina - proprio con lo scopo di documentare la presenza di maestri del ferro che prestarono la loro opera a Busto Arsizio - decise di allestire, nei saloni di Palazzo Cicogna, la mostra fotografica "Ferri battuti bustesi. Tre secoli tra arte e artigianato", cui l'anno successivo fece seguito l'omonima pubblicazione.
La ricostruzione storica fu affidata all'architetto Augusto Spada, prezioso conoscitore della storia dell'architettura locale, mentre l'ampio corredo iconografico venne realizzato dai soci del Circolo Fotografico Bustese, che con la forza espressiva del bianco-nero documentarono le numerose opere in ferro battuto inserite come elementi decorativi negli edifici privati, pubblici e religiosi cittadini.
Nella pubblicazione, che ripercorre tre secoli di arte del ferro battuto, spiccano i nomi di tre autori che hanno decorato la città con i loro manufatti: nel Settecento Biagio Bellotti, l'eclettico canonico di San Giovanni i cui ferri meglio di ogni altro esprimono l'eleganza e la raffinatezza del secolo; tra Otto e Novecento Alessandro Mazzucotelli, riconosciuto in assoluto come il più grande artigiano-artista del ferro battuto; e negli stessi anni Silvio Gambini, figura di primo piano nella storia dell'architettura locale per almeno mezzo secolo che derivò la propria passione per il ferro battuto proprio dal Mazzucotelli.
Accanto
a loro, i nomi di artisti minori, a completare una panoramica su un'espressione
al tempo stesso di arte e artigianalità ben presente in città,
ma spesso distrattamente colta dall'occhio della quotidianità.
Se a ciò si aggiunge il fatto che molti altri esemplari del ferro battuto
bustese sono andati persi per volontà o necessità di ammodernamenti
edilizi, ecco che un'operazione come quella dell'architetto Spada e dei soci
del Circolo Fotografico Bustese acquista ancor più valore, non solo
come catalogazione dei manufatti che hanno resistito ai secoli, ma soprattutto
come invito a guardare con occhi più attenti queste opere d'arte del
panorama urbano.
